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icoUn’economia solidale

Esisteva un vincolo di dipendenza reciproca tra le attività produttive basate sulle risorse della montagna e le attività al servizio della Comunità.
Così dalla pastorizia si arrivava alla fienagione ed alla lavorazione di burro e formaggio e queste attività prevedevano oggetti che spaziavano dalle falci fienarie ai campanacci per il bestiame (prodotti della lavorazione del ferro), dai rastrelli, ai collari per gli animali, agli attrezzi caseari (prodotti della lavorazione del legno) senza dimenticare il lavoro dei maniscalchi, dei fabbricanti di basti per gli animali da soma, o dei cestai per lo spostamento a dorso o a spalle dei materiali lungo i sentieri.
La tosatura, la cardatura davano come materia semilavorata la lana che richiedeva, come la canapa, operazioni di filatura e di tessitura  svolte da figure specializzate come i cardatori ed i tessitori.
Le attività di concimazione, semina, mietitura, trebbiatura, macinatura e panificazione, prevedevano l’intervento di cavatori di pietre da macine, del mugnaio, del fornaio.
L’abbattimento, la scortecciatura, il taglio, l’accatastamento di tronchi, producevano legname da ardere e da costruzione ed implicavano l’attività di fabbri per asce, accette, cunei, anelli di trazione e chiodi, degli addetti alla segheria per ridurre i tronchi in tavole, dei falegnami per trasformare le tavole in mobili e di abili intagliatori per impreziosire arredi e semplici oggetti in uso nella vita quotidiana con i decori geometrici tipici del Queyras e della Valle Varaita oppure per produrre oggetti di arte sacra come i famosi intagli della scuola del Melezet.



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