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icoGente di miniera

Emblematica, in questo contesto, è la figura di Colombano Romean, scalpellino di Ramats in Alta Valle di Susa che, a partire dal 1526, in otto anni compì un’opera idraulica quasi incredibile per portare acqua agli assolati ma asciutti versanti di Exilles e di Chiomonte: una galleria lunga circa 500 metri, con una sezione di 1,80  per 1 metro che ancor oggi svolge la propria funzione irrigando le ormai esigue coltivazioni del territorio.
Come lui, tanti altri mineur (minatori) hanno lavorato sulle montagne degli Escartons estraendo rocce e minerali di vario tipo, in condizioni limite, spesso a rischio della propria vita: cavatori di pietre per i tradizionali tetti in lose, cavatori di gesso nelle Valli di Oulx e Bardonecchia, minatori di talco e grafite delle Valli Chisone e Germanasca, minatori delle miniere della Val Troncea dove nell’ottocento, con la scoperta del filone di pirite cuprifera del colle del Beth, si videro nascere fiorenti attività economiche e possibilità di lavoro conclusesi tristemente nei primi anni del novecento con la valanga  che nel 1904 seppellì 81 minatori e la successiva chiusura delle miniere.
Ancora oggi, percorrendo la mulattiera un tempo usata dalle maestranze, si possono scorgere importanti vestigie legate all’attività estrattiva del passato.
L’estrazione del ferro era invece una peculiarità dell’Escarton di Casteldelfino. Nell’abitato di Bellino nel XVI secolo si trovano diverse cave, fra cui la più ampia era costituita di ben dodici gallerie armate con assi e pali di legno. Si estraeva ferro crudo molto fino adatto per fabbricare l’acciaio. A Pontechianale ed a Torrette, frazione di Casteldelfino, si trovano altre cave per l’estrazine del ferro le quali furono in funzione sino agli inizi del 1700.

 

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