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Casa Escartons, PragelatoQuestione di stile

In tal senso lo stile dell’Escarton del Queyras si distingue indubbiamente dagli altri  per la presenza di  fabbricati più articolati in cui si denota una tendenza mista  fra strutture prettamente in legno, occupate da stalle e fienili e denominate “fuste”, stilisticamente più vicine alla parte francese ed all’Escarton di Oulx, ed altre completamente in pietra, adibite a residenza e depositi denominate “caset”,  le quali ricordano di gran lunga lo stile presente in Val Varaita.
Le due strutture che  nel versante di St. Veran sono collegate da soppalchi o balconi in legno,  si trasformano, verso il Colle dell’Izoard, in imponenti loggiati in muratura che formano ordini di arcate in facciata molto raffinati e particolari.
Nelle case degli Escartons di Pragelato, Oulx e Casteldelfino, invece, tutti gli ambienti sono contenuti in un unico volume  che poteva avere forma completamente o parzialmente chiusa, e la maggior parte degli ambienti era destinata ad uso lavorativo o promiscuo abitativo.
Gran parte della volumetria era dedicata ai fienili ed ai depositi, (fino a 3 piani nell’Escarton di Oulx e Pragelato) i quali si trovavano sempre ai piani superiori mentre ai piani intermedi  si concentravano gli angusti ambienti abitativi ridotti alla sola cucina ed ad una o più camere da letto usate soltanto nel periodo estivo, mentre nel periodo invernale  si occupavano  le stalle poste al piano terra. Un unico ambiente per persone ed animali  riuniti in una convivenza che durava per l’intera stagione invernale.
Sotto quelle volte di pietra, tipiche delle stalle (generalmente a botte negli Escartons di Casteldelfino e Pragelato ed a crocera negli Escartons di Oulx e Queyras), si svolgevano tutte le attività di preparazione alla bella stagione.  
Le donne passavano il tempo al tombolo a ricamare pizzi per la dote, ma anche a rammendare e cucire, mentre gli uomini si occupavano di costruire parti di attrezzi utili al lavoro,  e spesso di  intagliare ed abbellire le mobilie con artistici disegni geometrici e floreali,   e la sera diventava il luogo in cui vegliare e, fra racconti e canti, apprendimenti ed insegnamenti, scorreva lenta e pacifica l’esistenza  di un popolo.

 



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